mercoledì 23 marzo 2016

Sopravvivenza metropolitana: le ansie di una pendolare

Lo sapete, questo è un blog assolutamente frivolo, scrivo un sacco di cavolate, e non ho mai parlato di cose serie, ma oggi ho voglia di raccontarvi la mia vita di pendolare in questi giorni di paura.

Eh, sì, non voglio girarci intorno, chi prende la metro tutti i giorni, soprattutto a Roma, soprattutto nel periodo del giubileo quando ci sono milioni di persone, ha paura. E non mi venissero a dire che non è vero, che non c'è ansia; ieri al rientro dall'ufficio c'era una tensione che si tagliava col coltello.

I militari erano in continuo movimento e quelli già normalmente mi mettono ansia.

Dai fatti di Parigi ogni stazione di Roma è presidiata da due militari in mimetica, con un mitra enoooorme e devo essere sincera, CHE ANSIA.



Sono diventata Fatalista, non mi piace esserlo, ma è così. Ho paura, non lo nego, non mi vergogno a dirlo, non mi vergogno a dire che ho l'ansia di non tornare a casa dal mio bimbo.

Ma questo non vuol dire che non faccio la vita di tutti i giorni, che non prendo la metro tutti i giorni, che vivo tappata in casa per la paura, perchè è quello che vogliono le persone che organizzano queste cose. Ma mi guardo intorno più spesso, cerco percorsi alternativi, cerco di non portare Topino in metro.

Le mie ansie, non sono solo le mie, tutte le colleghe con cui ho parlato e prendono i mezzi, hanno le stesse ansie, tirano un sospiro di sollievo quando escono dalla metro. "E Daje ce l'ho fatta pure oggi".

Oggi ho preso la metro ed era semi vuota, il traffico era impazzito... perchè oltre agli allarmi terrorismo, ci si mette anche la Madonna a fare profezie...

Ma guardiamo il lato positivo...  oggi mi sono seduta!

2 commenti:

  1. ;)
    Mettiamola così: ero a Parigi il giorno degli attentati, parto per Amsterdam tra 10 giorni ed ero incerta se atterrare a Bruxelles o a Dusseldorf... ha vinto la seconda solo perchè ha orari più comodi... io alla fine parto lo stesso!!

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  2. Oddioddio, non sai quanto ti capisca anche se abito nel posto più dimenticato dal Signore... il giorno in cui hai scritto questo post io avevo il volo per Parigi ed è stato molto difficile decidere se partire o no, perché M. era terrorizzato e io sconvolta dalla rabbia di dover rinunciare al nostro bel viaggio per un motivo non dipendente dalla nostra volontà. Alla fine siamo partiti e abbiamo trovato una Parigi blindata, ma viva, in cui le persone sono più guardinghe, ma anche meno pronte ad aiutare qualcuno in difficoltà. Segno che alla paura si deve reagire, e che la vita nelle città non si può fermare, e che l'umanità ha ancora una chance di sopravvivenza. Anche se l'ansia c'è, e rimane. Ti bacio! :*

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Ciao a te! Grazie per essere passato, ci sentiamo alla prossima!